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Domenica 7 giugno 2026 - Corpus Domini
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Dopo la Pentecoste, compimento della Pasqua, la liturgia ci conduce oggi a celebrare la memoria del corpo e del sangue del Signore: la sua vita donata. Gli interlocutori di Gesù mormorano, si lamentano nascostamente, come aveva fatto il Popolo d’Israele contro Mosè all’uscita dall’Egitto. Dio, il Dio della vita, aveva risposto alla mormorazione donando quella misteriosa manna discesa dal cielo che diviene nutrimento vitale ed essenziale come il pane. Dio aveva donato la manna, Gesù dona se stesso, Figlio “disceso dal cielo”. La sua stessa vita è un dono, un donarsi continuo. Gesù invita quanti lo accusano a riconoscere che non era Mosè a dare la manna, bensì Dio stesso, “il Padre”. E lui stesso, Gesù, si identifica nel “pane della vita”, “pane vivo”. Gesù, il Figlio donato all’umanità, la Parola di Dio definitivamente fatta carne. La vita eterna di cui leggiamo nei vangeli … è vita in comunione con Gesù, vero volto di Dio, è partecipazione alla vita di relazione tra Padre e Figlio e Spirito, vita aperta a tutti. È vita da assimilare guardando all’umanità di Gesù, da “mangiare” perché diventi il nostro modo di vivere: un vivere in comunione. Con le immagini della carne e del sangue siamo rimandati a guardare al corpo di Gesù il Cristo, corpo donato, consegnato all’umanità intera. E, come ci ricorda Paolo, “poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: … tutti siamo chiamati a fare della nostra vita un dono.
Dal commento di p. Ermes Ronchi (qumran2.net) |
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