Parola di Vita
 

15 Maggio 2022 - V Domenica di Pasqua

 
 
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Dal Vangelo secondo Giovanni
(Gv 13,31-33a.34-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

 

 

Nuovo

 

In questa quinta domenica di Pasqua c’è una parola che mi sembra colleghi tutte e tre le letture: “novità, nuovo…”.
Nella prima lettura abbiamo ascoltato come Paolo e Barnaba, tornati ad Antiochia, fanno un resoconto di tutto quello che il Signore ha compiuto per mezzo loro in Asia Minore (l’attuale Turchia). Raccontano proprio nelle ultime parole di questo brano degli Atti degli Apostoli, che Dio ha aperto ai pagani la porta della fede (At 14,27). Una novità assoluta: che la fede in Gesù cominci ad andare oltre le frontiere del giudaismo. Questo ci ricorda quanto accaduto a Pietro, quando lo Spirito lo invita ad andare a Giaffa dal centurione Cornelio dove lui e tutta la sua famiglia si erano convertiti alla fede nel Cristo (At 10,34 e 11,18).
Questa è la grande novità portata dalla resurrezione: la vita che ha vinto la morte non ha più confini, né di spazio, né di appartenenza ad un popolo. Ormai ad ogni uomo di qualsiasi città, lingua, popolo e nazione può arrivare la buona notizia, il Vangelo del Signore Gesù Cristo che per tutti ha donato la sua vita morendo sulla croce e per tutti è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.
Nella seconda lettura dal libro dell’Apocalisse, la parola “nuovo”, “nuova”, “nuove” compare più volte. Siamo nel tempo nuovo di Dio dove tutto è nuovo e novità: il cielo è nuovo, la terra è nuova, Gerusalemme è nuova….
È nuova la condizione dell’uomo che vedrà un Dio chino su di lui per asciugargli ogni possibile lacrima dagli occhi; ma, novità ancora più assurda e sorprendente: non c’è più la morte, non ci sono più lutti, affanni, lamenti. E tutto questo perché Dio dice: “Io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5).
Il mondo, il tempo, lo spazio, le relazioni, tutto è riplasmato da Dio così come all’inizio Dio aveva creato il mondo e ogni volta aveva detto che era “cosa buona”.
Tutto quello che Dio crea e ricrea è buono e non potrebbe essere altrimenti visto che è creato dalla Bontà stessa!
Gesù attraverso l’evangelista Giovanni ci ripete questa novità: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ha amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (13,34).
Le ultime parole di un uomo prima di morire sono il suo testamento e sappiamo che in momenti simili si consegnano a chi ci è caro le parole più importanti, quelle vere, senza fronzoli. Qui siamo alla fine della vita di Gesù, Lui sa che tutto si sta compiendo: “Figlioli, ancora per poco sono con voi” (v 33). E allora quello che dice subito dopo lo possiamo considerare davvero come un testamento e questo testamento parla di amore. Non di un amore generico, ma del suo stesso amore che gli Undici (perché Giuda è già uscito dal cenacolo) ancora non hanno compreso fino a che punto potrà arrivare. Solo dopo la resurrezione capiranno il senso e la profondità di queste parole, quando capiranno che amare “come Lui ci ha amati” significa amare donando la vita per amore dei fratelli. Dei fratelli che ci fanno del bene e dei fratelli che ci fanno soffrire; dei fratelli che ci lodano e di quelli che ci insultano. “Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia: rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,11-12).
L’amore che Gesù ci lascia e ci insegna è un amore a “prescindere da…”, è “nuovo” perché supera il vecchio “occhio per occhio e dente per dente”.
È un amore nuovo anche per noi oggi, dopo 2000 anni; è un comandamento nuovo per ogni uomo perché sempre siamo tentati di amare a misura, fino ad un punto stabilito che non ci porta via nulla della nostra vita comoda. Siamo sempre tentati di amare i giusti, coloro che ci fanno del bene, gli amici… Ma conosciamo le parole del Maestro: “Se amate coloro che vi amano che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene solo a coloro che vi fanno del bene che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperare nulla e sarete figli dell’Altissimo” (Lc 6,32-33.35).
Questo è l’amore che Gesù ci ha insegnato sulla croce dove è arrivato a chiedere perdono per i suoi uccisori: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,33).
E’ l’amore per i nemici che Gesù, sia nel Vangelo di Luca che in Matteo, ci presenta all’inizio del suo ministero: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per quelli che vi maltrattano” (Lc 6,27-28). Oppure in Matteo nel famoso discorso di Gesù sulla nuova forma della giustizia dove spesso si ripete: “Avete inteso che fu detto, … ma io vi dico…” (Mt 5,20-48).
Tutto quello che Gesù ha voluto insegnare ai suoi apostoli nei tre anni di vita insieme, con parole e con segni, è solo questo amore, suo e del Padre, che arriva a dare la vita fino alla morte e alla morte di croce..

 

 

 

 


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