Parola di Vita
 

31 Maggio 2020
Pentecoste

 


Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».


 

Spirito Santo: il Dono dei doni

 

La solennità di Pentecoste che, liturgicamente chiude il tempo Pasquale, ci fa comprendere il legame strettissimo tra Gesù risorto, lo Spirito Santo e la vita della Chiesa.
Il dono dello Spirito è un dono pasquale, scaturisce dalla Pasqua di Gesù, è dono del Padre e del Figlio e conduce la Chiesa nel suo cammino verso la pienezza del Regno, poiché guida, illumina e sostiene i credenti nella missione di annuncio del Vangelo; è quel dono che ci rende partecipi della vita stessa di Dio: noi in Dio e Dio in noi.
È l’Evangelista Luca che ci racconta l’evento della Pentecoste nel suo secondo libro, gli Atti degli Apostoli, che leggiamo oggi come prima lettura. Apre così il suo racconto: “mentre stava per compiersi il giorno della Pentecoste”. È una connotazione temporale che ci dice l’inizio del compiersi del tempo atteso dalle profezie per il dono dello Spirito e per la missione della Chiesa. Ci dice anche che “si trovavano tutti nello stesso luogo”, in “una casa” come precisato subito dopo al v. 2. Questo “tutti” fa supporre che Luca pensi alla “sala superiore” (At 1,13) dove si era raccolto in preghiera il primo gruppo, la prima comunità con Maria la madre di Gesù, così come aveva ordinato il Maestro “di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere la promessa del Padre…”.
Ed è in questo contesto che avviene il dono dello Spirito Santo: “venne all’improvviso dal cielo”, viene da Dio: il cielo è simbolo dell’abitazione di Dio dalla quale Egli parla; è il dono mandato dal Padre su preghiera del Figlio e viene in modo repentino e sorprendente, come un vento gagliardo. “Il vento soffia dove vuole - diceva Gesù a Nicodemo - senti la sua voce ma non sai da dove viene e dove va” (Gv 3,8). Ma qui è precisato che viene dal “cielo” e si posa su ciascuno dei presenti in forma di lingue di fuoco. Viene all’improvviso in modo inatteso e anche questa immagine ci rimanda all’iniziativa di Dio sempre misteriosa.
L’evangelista Luca usa tutte queste immagini per descrivere l’evento invisibile dell’effusione dello Spirito ad opera di Dio per la mediazione del Signore Gesù ormai salito al cielo e “tutti sono colmati di Spirito Santo”, tutti ora possono parlare sotto l’influsso dello Spirito, possono annunciare la Parola, raccontare le meravigliose opere di Dio in tutte le lingue e dentro ogni cultura.
Nella pagina Evangelica, Giovanni ci racconta il medesimo evento in un altro modo ma conservando il medesimo significato; egli ci offre una scena nella quale Gesù Risorto si presenta ai suoi discepoli, sta in mezzo a loro, mostra le sue ferite, soffia su di loro lo Spirito, dà il perdono e li invia in missione. E’ un concentrato di doni straordinari che il Cristo Risorto fa subito ai suoi.
“La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana” (Gv 20,19), il giorno della resurrezione di Gesù, che per il nostro evangelista coincide con la Pentecoste, il Risorto attraverso le porte chiuse entra nel luogo dove si trovavano i discepoli per paura dei Giudei (erano infatti ancora sconvolti dall’arresto di Gesù, dalla sua crocifissione e dalla sua morte in croce) e si rivolge a loro dicendo: “Pace a voi!”. Gesù si rivolge ai suoi con il tipico saluto ebraico “shalom” e non si tratta semplicemente di un augurio di pace, ma del dono della pace come aveva promesso loro quando erano afflitti per la sua dipartita (cfr. Gv 14,27). E’ quella pace che il mondo non è capace di dare e Lui, il Risorto, la dona come frutto dell’amore più grande (Gal 5,22). La pace che il Risorto dona viene dalla croce. Per questo, per farsi riconoscere, il Signore mostra ai suoi le ferite che testimoniano che il Risorto è il Crocifisso. L’Evangelista altrove sottolinea inoltre che Gesù aveva promesso: “non vi lascerò orfani, ritornerò a voi ... il mondo non mi vedrà più, voi invece mi vedrete, perché io vivo e anche voi vivrete” (Gv. 14,18-19).
Ora Gesù si mostra vivo, “sta in mezzo a loro” ed essi gioiscono nel vederlo. Del resto il Maestro aveva promesso loro la gioia dopo la tristezza: “Voi sarete nella tristezza ma la vostra tristezza si cambierà in gioia” (Gv 16,20). Quindi la paura iniziale che li aveva tenuti rinchiusi ora si è trasformata in gioia. È la gioia nel vedere quanto il Signore li abbia amati, nel vedere il suo sacrificio e la sua totale donazione come il dono più grande. Il Signore Risorto irrompe nella vita di ogni uomo proprio lì, nelle nostre paure, nei nostri dubbi, nelle nostre fragilità e il riconoscerlo ci procura una grande gioia, la gioia appunto di chi si sente amato e custodito dal Signore.
Ciò che accade in questo luogo, il giorno dopo il sabato, si rivela come compimento di quanto Gesù aveva promesso ai suoi nell’ultima cena. Quindi ancora una volta è il compiersi della Parola di Gesù che consente ai discepoli di riconoscerlo e di fare esperienza della sua risurrezione. Così come aveva promesso il dono del Paraclito (Gv 14,17.26), ora il Risorto lo dona: “Soffiò e disse: Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Soffio, vento, alito sono sinonimi dello Spirito. Questo gesto ricorda il soffio di Dio che dà vita all’uomo (Gn 2,7) ed esprime l’idea che la venuta dello Spirito Santo rappresenti una nuova creazione. Perciò nel giorno della resurrezione di Gesù e con il dono dello Spirito, siamo chiamati a una “ri-creazione”, ad essere un popolo nuovo. E’ lo stesso soffio che Gesù morendo ha emesso sulla croce: “Chinato il capo, consegnò lo Spirito” (Gv 19.30). Inoltre per Giovanni, lo Spirito viene nuovamente effuso nel segno dell’acqua e del sangue che fuoriescono dal costato aperto del crocifisso (Gv 19.34). È lo straordinario dono del perdono: “ricevete lo Spirito Santo a coloro cui perdonerete i peccati, saranno perdonati, a coloro cui non perdonerete, non saranno perdonati”. È il perdono di Dio Padre. Noi abbiamo bisogno di essere perdonati e la risposta a questo dono gratuito è essere a nostra volta portatori di perdono, portatori di Cristo e della sua misericordia.
È con lo Spirito che i discepoli sono abilitati alla missione e ricevono anche il potere di perdonare i peccati e questo invio che il Signore Risorto rivolge ai suoi è quanto ha ricevuto lui stesso per primo dal Padre: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21). La missione quindi proviene da Dio; l’invio dei discepoli ha le stesse caratteristiche e lo stesso contenuto di quello del Figlio: glorificare il Padre facendo conoscere il suo nome e manifestare il suo amore. La missione ricevuta dal Padre, Gesù la estende a coloro che sono suoi discepoli, legati a Lui come il tralcio alla vite (Gv 15,9), così si compiono le parole dette da Gesù sempre nell’ultima cena: “In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Gv 13,20). Questo è quanto Gesù Risorto consegna a tutta la Chiesa, che in forza dello Spirito ricevuto, continuerà la missione profetica di Gesù annunciando a tutti gli uomini la Parola di salvezza.

 

 

 

 


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